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Senza finanziamento niente parcella? Il TAR boccia un bando

Una amministrazione pubblica non può - in un bando di gara - subordinare la corresponsione dei compensi per la progettazione e le attività tecnico-amministrative ad essa connesse all'ottenimento del finanziamento per l'opera progettata. Lo ha ribadito il Tribunale Amministrativo per la Sardegna (prima sezione), giudicando su un ricorso presentato dall'Ordine degli Ingegneri della provincia di Cagliari contro un provvedimento del Comune di Uta.

L'amministrazione aveva bandito una gara per l'aggiudicazione dei “servizi tecnici di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, direzione dei lavori, misura e contabilità, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, C.R.E. - Redazione del Piano di illuminazione pubblica - Iniziative nel campo del risparmio energetico dell'illuminazione pubblica e del contenimento dell'inquinamento luminoso”, ma aveva precisato che i corrispettivi per i servizi tecnici di progettazione prestati dall'aggiudicatario sarebbero dipesi dal conseguimento del finanziamento, previsto da un bando regionale (n. 7415/239 del 6 aprile 2009).

Con il ricorso era stato chiesto l'annullamento anche dello schema di contratto disciplinare di incarico (allegato C al bando), nella parte in cui si prevedeva che, qualora l'amministrazione non avesse ottenuto il finanziamento atteso, al professionista non sarebbe stato “corrisposto alcun compenso e/o corrispettivo di qualsiasi natura”.

Nell'udienza del 24 novembre 2010, l'Ordine - rappresentato dall'avvocato Anna Grazia Grimaldi - aveva poi dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, in quanto il finanziamento regionale era stato erogato ed il professionista aggiudicatario aveva ottenuto il corrispettivo per l'attività di progettazione svolta. Ma allo stesso tempo aveva chiesto che l'amministrazione fosse condannata a pagare le spese di giudizio.

I giudici amministrativi (sentenza 02827, depositata il 21 dicembre 2010) hanno riconosciuto innanzi tutto «la fondatezza della tesi sostenuta dall'Ordine degli ingegneri ricorrente, che era legittimato ad impugnare il bando oggettivamente lesivo per le posizioni giuridiche di tutti gli ingegneri partecipanti (a prescindere dal loro “affidamento” nell'erogazione, in fatto, del finanziamento regionale)» e hanno ribadito il principio previsto all'art. 92, 1º comma del Codice contratti 163/2006, mai modificato con i successivi correttivi: le amministrazioni aggiudicatrici “non possono subordinare la corresponsione dei compensi relativi allo svolgimento della progettazione e delle attività tecnico-amministrative ad essa connesse all'ottenimento del finanziamento dell'opera progettata”.

Il bando contestato - si legge nella sentenza - «conteneva quindi una clausola contra legem, come del resto riconosciuto anche dalla giurisprudenza - in analogo caso (cfr. Tar Puglia, Lecce III 577 del 20 febbraio 2010) - e dall'Autorità vigilanza contratti pubblici (cfr. deliberazione n. 33/2009)». Il Comune di Uta è stato perciò condannato dal TAR al pagamento delle spese di giudizio.

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