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Finanziaria 2015: intervento su "La Nuova Sardegna"

La nostra protesta e le nostre proposte si sono fatte largo nel panorama dell'informazione sarda. Dopo il servizio nel TG di Videolina, infatti, è stata la Nuova Sardegna a occuparsi della nostra iniziativa contro la discriminazione nei confronti dei professionisti tecnici, contenuta nella proposta di finanziaria regionale. Si tratta di una intervista con il nostro presidente Gaetano Nastasi. Ecco l'articolo, a cura di Felice Testa:

I professionisti dell’area tecnica, ingegneri, architetti, geometri, agronomi, periti industriali, agrotecnici, chimici in Sardegna sono oltre 15mila. Una fetta importante del PIL regionale. La norma inserita nel disegno di legge di bilancio della Regione, che elimina gli “intermediari esterni”, cioè i professionisti dell’area tecnica, nella progettazione e realizzazione delle opere pubbliche, rischia di rivelarsi un colpo durissimo per l’intero settore. L’articolo 5 della Finanziaria regionale 2015, prevede che “entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale debba presentare un disegno di legge di riforma di Area (l’Azienda regionale per l’edilizia abitativa) al fine di attribuire, tra l’altro, le funzioni di studio, progettazione e attuazione delle opere pubbliche di competenza regionale”.

Per l’Ordine degli Ingegneri di Cagliari, la scelta della Giunta è nient’altro che un trucco: “Un escamotage per eludere un problema piuttosto che risolverlo definitivamente. Un altro passo indietro nel processo di snellimento della pubblica amministrazione”. “È paradossale - dice Gaetano Nastasi, presidente degli Ingegneri di Cagliari e componente del consiglio direttivo della Rete delle professioni tecniche della Sardegna - che per ridurre i tempi del processo di realizzazione delle opere pubbliche si cancelli una fase, quella dell’individuazione di un team di progettazione secondo i principi comunitari di qualità e trasparenza, piuttosto che assumersi la responsabilità di riorganizzare la macchina amministrativa e fare in modo che riesca a gestire con efficacia e tempestività queste procedure. Si reitera l’errore di accentrare sulla pubblica amministrazione ruoli e competenze che possono essere delegati all’esterno, distogliendo tempo e risorse da quelle attivitàà di pianificazione e controllo che le competono invece in via esclusiva”.

La norma, secondo Nastasi, non solo colpisce il lavoro dei professionisti e non serve a far risparmiare la PA, ma scarica, anche, parte dei costi sulla collettività. “In questa norma - spiega - ci sono due aspetti: da una parte, quello delle ricadute negative per i professionisti che lavorano nel settore, oltre alle conseguenze per i giovani laureati che avrebbero, di fatto, preclusa la possibilità di inserimento e formazione. Dall’altra, i costi occulti scaricati sui cittadini. Non è vero che un progetto realizzato all’interno dell’amministrazione costa meno. Le amministrazioni per compensare le carenze di organico ricorreranno alle consulenze esterne, spezzettando il progetto in tanti tasselli alla fine non omogenei, svilendo il ruolo centrale del progetto, presupposto essenziale per la qualitò dell’opera. Per quanto riguarda i costi e il risparmio - prosegue il presidente degli Ingegneri - possiamo usare dei parametri precisi: a livello europeo l’incidenza dei costi connessi ai servizi tecnici nelle opere pubbliche si assesta sui valori minimi del 20%. Con la progettazione interna si continua a raccontare ai cittadini che con il 2%, cioè gli incentivi pagati ai dipendenti pubblici, si realizzano tutte le attività tecniche. Invece, la differenza, il 18% è il costo occulto che viene caricato sui cittadini, soldi che servono a pagare dirigenti, funzionari e dipendenti pubblici, con l’aggravio che il meccanismo introduce ulteriori costi sociali legati all’inefficienza della macchina amministrativa i cui dipendenti sono distolti dalle loro funzioni.

La riforma - aggiunge - viene giustificata con l’obiettivo di ridurre i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. In realtà il problema viene aggirato senza essere risolto: la Regione fa suo un ruolo che dovrebbe essere dei liberi professionisti e trascura il compito di stimolo dell’iniziativa privata, distogliendo il proprio personale, già esiguo, dalle funzioni di pianificazione e controllo. Dovrebbero , invece, riorganizzarsi per espletare le gare di appalto in tempi celeri, dando garanzie a cittadini e imprese, assicurando ricadute positive sul territorio, attraverso, ad esempio, l’istituzione della stazione unica appaltante. Su questi punti, lo stesso presidente Pigliaru aveva sottoscritto von noi, come candidato alla presidenza della Regione, un documento di programma per una riforma strutturale della PA in Sardegna. Quell’impegno è rimasto lettera morta.

C’è da capire, anche, perché per i dipendenti pubblici che effettuano i progetti non vengano richiesti gli stessi requisiti, garanzia di qualità, vincolanti per i progettisti esterni. La Regione ha a disposizione il personale con questi requisiti e può permettersi di utilizzarlo in questo modo? Sarebbe importante - conclude - che l’amministrazione regionale pensasse piuttosto a gestire in modo efficace l’enorme patrimonio immobiliare di cui dispone, destinando allo scopo risorse e competenze di cui dispone, mentre riserva al Servizio di manutenzione un organico risibile: due ingegneri e cinque geometri per tutta la Sardegna”.

La Nuova Sardegna, 25/01/2015

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