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Consiglio - seduta del 9 novembre 2011

Sono presenti il presidente Gianni Massa, il segretario Gianluca Cocco, il tesoriere Maria Laura Rutilio e i consiglieri Maurizio Boaretto, Andrea Casciu, Alessandro Casu, Annamaria Deplano, Giuseppe Garau, Sergio Lai, Gabriella Lena, Gaetano Attilio Nastasi, Nicola Puddu, Pierfrancesco Testa, Sandra Tobia, Salvatore Todde.

Iscrizioni - Albo A. Viste le domande presentate ed esaminata la documentazione, il Consiglio delibera l'iscrizione all'Albo A, con anzianità 9 novembre 2011, degli ingegneri Matteo Cherchi, Maurizio Picciau, Andrea Podda.

Dimissioni. Viste le richieste ed esaminata la documentazione agli atti, il Consiglio delibera la cancellazione dall'Albo, per volontarie dimissioni, dell'ing. Carmelo Sanna (1299).

Segnalazioni. In riferimento alla richiesta di candidati per la composizione della giuria nel concorso di idee per la realizzazione di una pista ciclabile nel Comune di Sant'Anna Arresi, il Consiglio segnala dagli elenchi degli esperti dei lavori pubblici e architettura i seguenti professionisti aventi almeno 10 anni di iscrizione all'Albo e in regola con il pagamento delle quote: Anna Maria Saiu (3544), Italo Stagno (2375), Nello Mauro Corrao (1886), Alberto Ledda, Giovanni Battista Cocco (4374).

Interviene Gianni Massa, a proposito delle sue dimissioni da presidente dell'Ordine. «Come tutti sapete, le recenti elezioni per il Consiglio Nazionale Ingegneri hanno visto la mia partecipazione con la coalizione “IngegnerItaliani” che rappresenta una larghissima maggioranza degli Ordini d'Italia. Non so come siano andate le elezioni, anche se le notizie ufficiose sembrerebbero confermare uno storico successo di una coalizione che dovrebbe integralmente sostituire il CNI uscente. A tal proposito vorrei sottolineare che la coalizione ha lavorato alla costruzione di un progetto senza esclusioni ma, viceversa, con inclusioni, dibattendo e lavorando sui territori attorno alla condivisione di un progetto. Al di la di ciò, come purtroppo accade da molti anni, la nostra categoria conferma una visione miope e limitata dettata dalla conflittualità e dai ricorsi. Non sono mai stato favorevole ad un comportamento del genere e lo sottolineo ancora. Ma oggi si ha l'incertezza del momento dell'eventuale proclamazione e questa incertezza mi ha portato a rassegnare le dimissioni per i motivi che ora andrò ad esporre».

«Dal novembre 2009 ci siamo messi a lavorare con la consapevolezza che gran parte degli iscritti considerano gli Ordini professionali enti inutili o, al massimo, associazioni che dovrebbero difendere gli interessi dei propri iscritti (ma lo fanno spesso con risultati insufficienti); e sono cosciente che parte di questo risultato è frutto del nostro modo di essere professionisti al servizio della collettività, è nostra responsabilità. Ma anche con la convinzione di essere una componente della società e, soprattutto, di essere, orgogliosamente, al servizio della società».

«Con questa consapevolezza il gruppo che ha lavorato, e conseguentemente il Consiglio, ha cercato, con impegno e passione, di perseguire obiettivi ambiziosi. Obiettivi che sono stati declinati in un programma che, purtroppo, è stato votato a maggioranza, nel senso che una parte del Consiglio non li ha condivisi. Obiettivi derivanti dalla convinzione che i professionisti (nell'accezione più ampia del termine), nella società contemporanea, hanno il compito di applicare saperi e competenze e di mettere in relazione la pubblica amministrazione con i cittadini e le imprese».

«E un Ordine professionale può e deve porsi come cerniera tra le istituzioni e la società, attraverso quella che abbiamo chiamato “partecipazione attiva”. Perché non possiamo dire che il sistema non va, dobbiamo avere la voglia di provare a costruire un modello culturale partendo dalle piccole cose, con la consapevolezza che se il sistema non va è colpa nostra! Sappiamo che gli ingegneri sono presenti in tutti i settori della vita produttiva, ma non esiste uno spirito comune, diffuso, di appartenenza all'Ordine professionale. Forse esiste un orgoglio come categoria - nel senso filosofico del termine - dell'essere ingegnere».

«Il programma portato avanti in questi due anni è stato declinato in quattro temi fondanti: partecipazione e rappresentanza; istruzione, formazione e aggiornamento; professione, qualità e progetto; comunicazione. Vorrei dire cosa non sono riuscito a fare, vorrei partire da ciò che considero negativo. Sicuramente non sono riuscito a far lavorare tutto il Consiglio in armonia. Forse avrei potuto fare di più, ma non ho tanti rimproveri da farmi in questo senso. Ma per riuscire ad unire è necessario che anche chi si è sentito e si sente escluso abbia il desiderio e la voglia di impegnarsi per gli altri. Sono colpevole perché l'Ordine professionale non è punto di riferimento; perché non è ancora il luogo di incontro dove far nascere e confrontare le idee dei professionisti, di tutti i professionisti; perché ancora si è convinti che la tariffa minima inderogabile possa essere l'unica garanzia di qualità; perché i giovani continuano ad avere troppe difficoltà nel mondo della professione».

«Il lavoro del gruppo e del Consiglio ha visto la costante partecipazione attiva di una parte di consiglieri, purtroppo solo di una parte. Ma le posizioni di ognuno devono essere rispettate, anche quando non condivise. Ho vissuto e vivo questa esperienza con tanti dubbi. E credo sia giusto che il principio del dubbio guidi ognuno di noi per comprendere, ogni volta, quale può essere la decisione giusta (o meglio, quella che si ritiene giusta) senza che nessuno ti obblighi a scegliere una soluzione. E le scelte non possono essere dettate da richieste di amici, di conoscenti, di colleghi, ma devono nascere dentro di noi (perché solo in questo modo ci rendiamo liberi e indipendenti), dalle nostre convinzioni, dalle nostre incertezze, dal nostro modo di vedere e approcciare la vita. Ma sempre ponendo in dubbio le nostre certezze».

«Non voglio nascondermi. Sicuramente abbiamo commesso tanti errori, ma questo è inevitabile per chi cerca di fare (ma è giusto riconoscerli, assumersene le responsabilità e cercare di migliorare). Non voglio nascondermi neanche sul fatto che le mie dimissioni possano essere viste come un fatto strumentale; non lo è perché sono profondamente rispettoso delle regole istituzionali e democratiche. Non ho mai pensato di chiedere a chi non mi e non ci ha sostenuto né benevolenza né disponibilità ad accomodamenti, e nemmeno atteggiamenti improntati ad arrendevolezza e passività (non ho mai chiesto nulla di tutto ciò). Ho invece sempre pensato che chi non ci sostenuto e non ci sostiene sia l'altra voce della democrazia. Voce che si dovrebbe esplicare nel lavoro costante di tutti i giorni per l'Ordine degli ingegneri. E nelle regole del gioco ci stanno anche le prese di posizione strumentale, i numeri legali, le assenze ad hoc, le giustificazioni, le mozioni di sfiducia; ma, alla fine, ciò che conta è ciò che realmente poniamo in essere, la qualità delle nostre idee (prima ancora che delle nostre azioni), il nostro lavoro».

«Il lavoro di questi 24 mesi ha portato a 67 presenze sui media regionali e 8 sulla stampa nazionale. Siamo stati presenti in due trasmissioni televisive per portare la voce degli ingegneri in tema di qualità nel mercato delle costruzioni ed in tema di sicurezza. Per 153 volte abbiamo partecipato attivamente a convegni e dibattiti pubblici, ed ogni volta abbiamo espresso la nostra visione. In questi due anni sono stati organizzati 38 incontri/convegni attraverso il lavoro delle commissioni, totalizzando 3.560 partecipanti tra colleghi, amministratori e cittadini».

«Per la prima volta l'Ordine degli ingegneri si è fatto promotore di un'iniziativa importante sostenendo quella che Luca Cocco ha chiamato strategia dell'attenzione. E, prendendo a prestito le parole di Luca, l'Ordine è riuscito a progettare e costruire un piccolo mondo di vicinanza organizzando la serata al teatro Massimo del 27 dicembre 2010 e devolvendo il ricavato alla fondazione Domus de Luna onlus, che dal 2005 si occupa di politiche sociali nel territorio provinciale di Cagliari».

«Abbiamo iniziato e portato a termine il concorso per la segreteria dell'Ordine progettando anche una nuova pianta organica. Abbiamo costantemente monitorato le procedure di affidamento in tutto il territorio regionale. Questa attività, avvicinando tantissimi colleghi alle attività dell'Ordine, ha posto in essere l'obiettivo di far crescere quel sentire comune degli iscritti. Per la prima volta e non senza difficoltà l'Ordine di Cagliari ha voluto invitare i candidati sindaco ad un incontro pubblico. In tale occasione i candidati hanno firmato le dichiarazioni di impegno con i professionisti della provincia di Cagliari. In particolare il sindaco Massimo Zedda ha preso impegni formali con i professionisti che, oggi, possono chiedere che quegli impegni pubblici siano rispettati. Nella società contemporanea una richiesta trasparente, ed un conseguente impegno, diviene strumento di azione e di controllo da parte della società e per i cittadini».

«E ancora il nostro Ordine si è fatto carico di rappresentare la voce dei professionisti per i disagi derivanti dal funzionamento degli uffici dell'Edilizia privata del Comune di Cagliari. È stato attivato un gruppo di lavoro che ha prodotto un documento di analisi delle criticità e di proposta di soluzioni che è stato formalmente presentato all'amministrazione comunale e illustrato all'assessore all'urbanistica in occasione di un incontro pubblico organizzato presso la sede dell'Ordine. Ora è compito di chi continuerà nel coordinamento dell'Ordine di Cagliari far applicare le nostre proposte ed estendere il lavoro ed il metodo agli altri comuni della provincia».

«È stato organizzato il primo Premio tesi di laurea, per fare in modo che i giovani laureati possano contemporaneamente contribuire con le loro idee ed iniziare un percorso nel mondo professionale. L'Ordine professionale, anche attraverso occasioni come questa (che spero sia ripetuta ogni anno) diviene cerniera tra il mondo dell'istruzione e il mondo della professione. Durante questi due anni abbiamo proseguito e migliorato l'offerta formativa in materia di sicurezza. In questi 24 mesi abbiamo riattivato tutte le commissioni esistenti ma, soprattutto, abbiamo avuto la soddisfazione di istituire, oltre i due gruppi di lavoro dedicati all'Edilizia privata e al Piano casa, 7 nuove commissioni (tanti colleghi hanno iniziato a far vivere l'Ordine con le proprie idee): Strutture, Pubblico impiego, Ingegneria per la Sanità, Docenti, CTU, Architettura, Giovani. In particolare sono felice della nascita del gruppo giovani».

«Il lavoro delle commissioni ha portato all'organizzazione di alcuni convegni/dibattiti importanti. Ricordo, tra i tanti, il dibattito organizzato dalla Commissione Architettura con lo studio Heliopolis in materia di sostenibilità e costruzione; il convegno in materia di lavori pubblici che ha visto la partecipazione di numerosi protagonisti del settore; i numerosi convegni organizzati dalla Commissione Energia; il convegno organizzato dalla Commissione CTU unitamente al Tribunale di Cagliari (ricordo una “lezione magistrale” del giudice Vincenzo Amato); l'incontro sul tema del paesaggio e della città. Ma tutto ciò deve essere visto come l'inizio di un percorso di costruzione di quella visione che abbiamo cercato di raccontare e di esprimere, sicuramente non riuscendoci».

«Il lavoro che, nel bene e nel male, abbiamo portato avanti è stato riconosciuto a livello nazionale sia attraverso le nostre partecipazioni attive al dibattito sia attraverso il risultato delle elezioni del CNI. È stata per me un'esperienza indimenticabile, complessa, entusiasmante; di quelle che difficilmente si ripetono nella vita di ognuno di noi. Ringrazio di cuore tutto il gruppo che ha lavorato con me, senza il quale questo percorso sarebbe stato impensabile; ringrazio i dipendenti della segreteria che sono lo scheletro portante delle azioni del Consiglio e, soprattutto, sono persone e amici consapevoli della responsabilità del loro lavoro; ringrazio tutto il Consiglio nella speranza della consapevolezza che le azioni portate avanti fossero, e sono, intimamente condivise; ringrazio tutti i colleghi e gli amici che ci hanno creduto e ci credono attraverso il lavoro nelle commissioni».

Al termine dell'intervento, e dopo un'ampia discussione, su richiesta dei consiglieri il presidente decide di ritirare le proprie dimissioni per fare ulteriori valutazioni.

 

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